RIFORMA ARTIGIANATO PER CONFAPI FORTI DUBBI PER L’ATTUAZIONE

CONFAPI contesta la riforma dell’artigianato che può provocare concorrenza sleale, comprimere salari e pensioni dei lavoratori e ridurre le entrate di Stato e INPS.

RIFORMA ARTIGIANATO, CAMISA (CONFAPI): CREA CONCORRENZA SLEALE, IMPOVERISCE I LAVORATORI, RIDUCE LE LORO PENSIONI FUTURE E FA SCENDERE GLI INTROITI DI MEF E INPS

Roma, 29 ottobre – Alla luce del testo del decreto legislativo sulla riforma dell’impresa artigiana, approvato dal Consiglio dei ministri, Confapi ribadisce la propria netta contrarietà a un provvedimento che rischia di creare condizioni di concorrenza sleale tra imprese, favorire un abbassamento dei salari di lavoratori già a basso reddito e determinare pensioni future più basse, oltre a ridurre le entrate contributive e fiscali per lo Stato e l’INPS.

In uno scenario internazionale caratterizzato da forti difficoltà e crescente competizione, Confapi sottolinea la necessità di sostenere la crescita, gli investimenti e l’occupazione, garantendo condizioni di concorrenza eque tra artigianato e piccole e medie imprese industriali.

A preoccupare è anche l’impatto sulle retribuzioni e sulla previdenza. “A parità di settore di attività, le retribuzioni dei lavoratori dell’artigianato sono del 20-25% più basse rispetto a quelle dei rispettivi settori industriali”, commenta Cristian Camisa, Presidente di Confapi, confederazione che rappresenta 118.000 piccole e medie industrie. “Differenze di questo tipo – spiega – rischiano di accentuare l’impoverimento dei lavoratori, con una riduzione dei contributi previdenziali, proporzionali alle retribuzioni, e pensioni sensibilmente più basse per le generazioni future”.

A questo si aggiunge il rischio di una riduzione delle entrate pubbliche. Secondo le stime di Confapi, il deficit per lo Stato e per l’INPS sarebbe sensibilmente superiore ai 200 milioni di euro calcolati dalla Ragioneria generale dello Stato.

“Più che favorire la crescita delle piccole e medie imprese, questa riforma rischia di incentivare le aziende a rimanere piccole, introducendo disparità che penalizzano il sistema industriale”, evidenzia Camisa. Per queste ragioni, chiediamo che venga avviato un confronto con tutte le rappresentanze del tessuto economico, per valutare attentamente gli effetti delle nuove disposizioni e correggere le molteplici criticità del provvedimento. Le PMI industriali italiane devono poter crescere, investire, innovare e aumentare i salari, senza che esistano incentivi normativi che le spingano a restare piccole solo per favorire le organizzazioni di rappresentanza. Gli industriali rispettano profondamente il mondo artigiano e collaborano spesso con esso, ma rifiutano che tale valore venga strumentalizzato per scopi associativi.

“L’obiettivo deve essere aiutare tutte le imprese italiane a crescere e a creare lavoro, senza introdurre nuove disparità, indebolire le tutele dei lavoratori o compromettere la sostenibilità del sistema previdenziale” sottolinea Camisa. “Se gli artigiani intendono ampliare la propria rappresentanza, è necessario che il contratto applicato da tutte le loro imprese sia equiparato a quello dell’industria, con gli stessi costi e le stesse condizioni. Solo così sarà possibile evitare forme di concorrenza sleale, sia sul piano del dumping contrattuale sia su quello degli incentivi, oggi riconosciuti in molti casi esclusivamente al comparto artigiano” conclude il Presidente di Confapi.

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